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Camera delle Udienze

 

La struttura architettonica

Addossato alle mura medioevali che lo congiungono a Torre Aquila, il Magno Palazzo è formato da quattro ali, tre delle quali articolate intorno al Cortile dei Leoni: quella a nord - dove si trova l’ingresso ufficiale con un grande stemma cardinalizio in stucco al centro della volta (partito di argento e di rosso a due leoni rampanti, rivolti entrambi verso destra, dell’uno nell’altro) - comunica con Castelvecchio attraverso un passaggio sospeso. Nell’organizzazione degli spazi interni grande importanza riveste l’ampia loggia nel Cortile, splendidamente affrescata dal Romanino, luogo dì raccordo con la scala che scende nel giardino - attuale ingresso al Castello - e con quella che conduce al secondo piano. Il prospetto esterno, verso la città, si innesta per mezzo del preesistente torrione hinderbachiano alle ali meridionali affacciate sul giardino che accoglievano l’appartamento privato e la biblioteca. L’imponente struttura poggia su un’alta base a scarpata che unifica in modo serrato il complesso, coronato alla sommità da un largo fregio continuo con oculi e resti di affreschi. Il basamento è ornato da un bugnato con pietre tagliate a punta di diamante che conferiscono al Palazzo un aspetto di fortezza; tale carattere è accentuato anche dai poderosi torrioni semicircolari nelle mura di cinta.

   

      Alessio Lomghi, Carlo V

Girolamo Romanino,Giuditta e Olofene

Le sale al primo piano del Magno Palazzo

Dal centro del cortile si accede alla Camera delle Udienze, sala di rappresentanza fra le più importanti del Castello, ornata da stucchi e affreschi del Romanino. Sopra la porta è la maestosa figura del cardinale Bernardo Cles con un segretario mentre, di fronte, sono effigiati Carlo V e Ferdinando I d’Asburgo, affiancati dai rispettivi stemmi. Sui lati, a tre imperatori antichi corrispondono altrettanti monarchi di Casa d’Austria mentre domina al centro della volta la Fortuna.Una ricca decorazione a stucco orna l’adiacente Camera del Camin Nero, affrescata da Dosso Dossi con, nelle lunette, le sette arti liberali accompagnate ciascuna da illustri esempi, di uomini di scienza (Apollodoro- la Grammatica...); nella volta, tondi con vigorosi profili imperiali romani, gli stemmi di Carlo V e di papa Clemente VII de’ Medici, tra figure di virtù (Giustizia e Fortezza; Prudenza e Temperanza).Al Dosso si devono anche gli importanti ma deperiti affreschi della sala accanto, la Stua della famea, ossia il refettorio destinato ai cortigiani. Pesantemente manomessa con la completa scialbatura degli affreschi (favole di Fedro nelle lunette, finte sculture antiche sulla volta) la sala conserva ancora l’arredo di tribunale di guerra che aveva nel 1916 quando vi fu condannato a morte l’irredentista trentino Cesare Battisti. All’estremità meridionale di questa ala del Palazzo si trovano la Stua delle Figure, con una singolare decorazione in terracotta, di Zaccaria Zacchi, e una sala circolare, all’interno del torrione. Essa ha una magnifica volta con affreschi (imperatori romani a cavallo; storie dì Cesare) entro stucchi, disposti intorno allo stemma del cardinal Cles. Questi dipinti sono fra le opere migliori di Marcello Fogolino (1532-1533). In fondo al cortile di fronte alla Loggia Grande, si trova l’originario ingresso ufficiale al Magno Palazzo per chi proveniva da Castelvecchio, affrescato dai Dossi. Nelle lunette le divinità dell’Olimpo alludono alla cultura umanistica del principe, mentre nel soffitto domina un grande stemma cardinalizio. Dal cortile si può scendere attraverso una scala a chiocciola nella suggestiva cantina, dove un’epigrafe ricorda la posa della

Marcello Fogolino,Sala del Torrione, Soffitto

prima pietra (1528), e nell’antistante Refettorio, in origine direttamente comunicante col giardino, affrescato dal Fogolino con temi di genere e grottesche su un fondo giallo-oro. Dalla Loggia, salendo lo scalone, si giunge a un pianerottolo decorato dai Dossi (1532) da cui si accede alla Sala Grande da un lato e dal lato opposto all’appartamento vescovile. Destinata ai ricevimenti e alle feste la Sala Grande, è l’ambiente più maestoso di tutto il Castello e sopra un singolare fregio affrescato dai Dossi presenta un grandioso soffitto a cassettoni. I putti nel fregio giocano con leoni bianchi e rossi, i due leoni dello stemma del Cles, e con lettere d’oro che compongono il nome BERNARDT”. Sui lati brevi si fronteggiano gli stemmi degli Asburgo; di Vincenzo Grandi è il bel caminetto di marmo, fiancheggiato da figure di satiri. L’adiacente Sala degli specchi reca una decorazione settecentesca; del500 è rimasto solo il magnifico soffitto a cassettoni. Dalla Sala Grande si accede ad altre due sale del Palazzo e a due sale della Giunta Albertiana, con fastosi soffitti lignei dorati.

Refettorio davanti alle Cantine