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Il Magno Palazzo, 1528 - 1536 sullo sfondo Castelvecchio

 

 Il Magno Palazzo. Costruzione e decorazione.

Come si è detto, il corpo di fabbrica cinquecentesco, il Magno Palazzo - nei documenti semplicemente Castello Nuovo” - venne così denominato da Pietro Andrea Mattioli vissuto alla corte clesiana e noto per i suoi studi di medicina e botanica; ancor vivente Bernardo Cles, nel 1539, ne pubblicò una dettagliata descrizione poetica che ci informa puntualmente sullo stato dell’edificio al momento del suo massimo splendore. Se gli arredi mobili sono in massima parte perduti o dispersi, il Magno Palazzo conserva ancora un vasto e prezioso apparato decorativo:cicli affrescati, soffitti lignei intagliati e dorati, decorazioni in pietra, marmo, terracotta e stucco, iniziato nel 1528, nel 1532-33 era già pressoché terminato e venne “ inaugurato ” nel 1536 in occasione della visita del re Ferdinando I d’Asburgo e della regina Anna d’Ungheria. Condotta a ritmo frenetico e con grande dispendio finanziario, l’edificazione venne puntigliosamente sorvegliata dal Cles, quasi sempre assente da Trento, attraverso una fitta corrispondenza indirizzata sia ai soprastanti, sia agli artisti. Dai documenti non emerge in modo chiaro il nome dell’architetto. Se nel 1527 il mantovano Ludovico Zaffran elaborò un progetto generale, molto dettagliato, assai più duratura fu la presenza a Trento dello scultore e architetto Alessio Longhi, nel quale può essere individuato il responsabile del cantiere. Ma per la realizzazione del Palazzo fu certo determinante la forte personalità del Cles, avvertibile non solo nella singolarità di talune soluzioni architettoniche, ma anche nella particolarità del superbo apparato decorativo. I maggiori artisti provenivano dall’ambito culturale del Rinascimento italiano, pur con l’importante eccezione di Bartolomàus Dill Riemenschneider. I cicli pittorici furono affidati a Girolamo Romanino di Brescia e a Dosso e Battista Dossi, pittori di corte a Ferrara; pur con ruoli distinti, essi lavorarono fianco a fianco, nel 1531-1532. Più estesa nel tempo fu l’attività del veneto Marcello Fogolino, che si valeva della collaborazione del fratello Matteo e di una folta serie di aiuti.

 Ingresso al Magno Palazzo 1528-1536                               Il cortile dei leoni e la " Loggia del Romanino "

         

 

La Loggia Grande con gli affreschi di Gerolamo Romanino


Le sculture in terracotta sono del volterrano Zaccaria Zacchi; quelle in marmo di Alessio Longhi e dei padovani Vincenzo e Gian Girolamo Grandi, attivi anche come bronzisti. Gli stuccatori provenivano da Mantova. Bellissimi sono i soffitti in legno dorato e dipinto, cui lavorarono oltre ai Dossi probabilmente anche il Fogolino e intagliatori tedeschi. Il programma decorativo della Residenza clesiana è assai complesso e tocca tutti i soggetti più in voga nella cultura umanistica. Temi allegorici, moraleggianti, esempi di coraggio e virtù tratti dalla storia antica, temi astrologici, mitologici, scene di vita quotidiana e di genere, si affiancano e si fondono in modo mirabile. Fra tutti tende a prevalere il tema imperiale, con immagini della storia romana, stemmi e ritratti degli Asburgo. Nel Magno Palazzo, Bernardo Cles realizzò una sorta di autoglorificazione, disseminando ovunque stemmi ed emblemi, ma compì anche la celebrazIone della Casa d’Austria, alla quale fu sempre legato da vincoli di fedeltà come principe dell’impero, di cui il Trentino costituiva

l’avamposto meridionale, in una posizione geografica e strategica particolarmente importante, fra la civiltà italiana e il mondo tedesco.